Perché alcuni ragazzi filmavano durante l’incendio di Crans-Montana? E perché la narrazione dell’”egoismo di massa” è scientificamente infondata?
Nell’intervista rilasciata a 𝐕𝐢𝐫𝐠𝐢𝐥𝐢𝐨 𝐍𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐞, ho analizzato la tragedia attraverso la lente della neuropsicologia clinica, evidenziando come il comportamento degli adolescenti sia stato dettato da meccanismi biologici precisi, e non da una mancanza di valori.
Ecco i punti chiave del mio intervento:
• 𝐈𝐥 𝐌𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐒𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭à: Contrariamente all’idea del “si salvi chi può”, è emerso il 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐈𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐲 𝐌𝐨𝐝𝐞𝐥 𝐨𝐟 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐜𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐥𝐢𝐞𝐧𝐜𝐞. L’emergenza ha creato un’identità sociale condivisa: molti ragazzi non sono usciti subito non per filmare, ma per cercare amici o soccorrere compagni caduti. La spinta della folla non è stata “isteria”, ma un tentativo fisico di sopravvivenza in un contesto di gravi carenze strutturali.
• 𝐈𝐥 𝐁𝐢𝐚𝐬 𝐝𝐢 𝐍𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐭à Il “filming” non è stato narcisismo, ma un errore di valutazione radicato nella neurobiologia. In assenza di segnali di allarme chiari dagli adulti (nessun ordine di evacuazione), il cervello ha classificato le fiamme come “parte dello show”. È il fenomeno del 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐑𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐜𝐢𝐧𝐠: la fiducia nell’infallibilità del sistema adulto ha paradossalmente inibito l’autonomia di salvataggio.
• 𝐅𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚: Spiego come l’eccesso di cortisolo abbia inibito l’ippocampo, creando ricordi vividi ma frammentati. Questo rende i sopravvissuti vulnerabili ai 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 alimentati dai video virali, dove il cervello “riempie i buchi” narrativi con immagini viste sui social anziché vissute.
• 𝐋’𝐈𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 :Colpevolizzare le vittime (“potevano scappare”, “non dovevano filmare”) è una difesa psicologica di chi guarda per sentirsi al sicuro. Accettare che la tragedia sia avvenuta senza colpe delle vittime è terrorizzante, quindi si preferisce giudicare per mantenere un’illusione di controllo.
Dobbiamo ai sopravvissuti un’analisi che onori la loro verità clinica e il coraggio dimostrato nel proteggersi a vicenda.
Ringrazio Eleonora Lorusso per l’intervista.
